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Lunedì, 03 Giugno 2013 14:24

Orti Biologici a Scuola: esperienze e valori

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ORTO BIOLOGICO A SCUOLA: ESPERIENZE E VALORI.

Senigallia 15 maggio 2013

APPUNTI DI INTERVENTO

 

La risposta alla domanda: “ un orto a scuola deve essere biologico”? Sembra scontata.

...Sfido chiunque a lasciare i propri ragazzi in contatto con prodotti chimici di sintesi.

In realtà a Pergola ci siamo posti degli obiettivi ben distinti: Innanzitutto dimostrare che coltivare con successo il nostro cibo, con le tecniche di agricoltura biologica, è piuttosto semplice.

Lo possono fare anche i bambini una volta conosciute e applicate quelle poche regole basilari come le rotazioni colturali, il mantenimento di un ecosistema ricco e diversificato, e una buona attenzione, un controllo attento, della salute delle coltivazioni.

Per il resto non si tratta che di applicare le normali tecniche agronomiche tradizionali con un uso dei mezzi tecnici permessi.

...Ma quando parliamo di un orto scolastico, i mezzi tecnici sono semplici: del compost o un fertilizzante organico ...e penso alle trappole di birra per le lumache, alla raccolta e deposizione di coccinelle in caso di attacco di afidi, l'asportazione manuale delle dorifore nelle patate, le consociazioni con piante repellenti i parassiti ecc.

Sono tutte cose che generalmente piacciono molto ai ragazzi ma che molti agricoltori convenzionali neanche conoscono.

Sono pochi i coltivatori che sanno riconoscere la LARVA della coccinella e che questa arriva a mangiare fino 150 afidi al giorno, oppure che una RONDINE è capace di mangiare seimila insetti al giorno, tra mosche, zanzare e moscerini.

Sono cose SEMPLICI e proprio l'orto biologico ci dà la possibilità di parlarne.

Ecco, un altro obiettivo è parlare di ambiente in modo pratico e concreto, tenendo BEN presente che il rispetto dell'ambiente non è un concetto ESTRINSECO al mondo umano perchè è in diretta connessione con il concetto di SALUTE.

Io penso che se si potessero calcolare i costi ambientali, sanitari e anche sociali della produzione di cibo con l'agricoltura convenzionale industriale ci accorgeremmo di quanto sia ANTIECONOMICO spargere prodotti chimici di sintesi nell'ambiente.

A me risulta addirittura paradossale concepire le MONOCOLTURE dove il terreno viene inesorabilmente depauperato, oppure, e forse ancora di più, degli allevamenti con dinamiche industriali, dove gli animali sono tirati su entro i confini di uno stabilimento e in forte concentrazione perchè l'efficienza, L'ORDINE del metodo di produzione vengono VANIFICATI dal DISORDINE sanitario.

..Gli animali si ammalano di più e perciò si ricorre all'uso di farmaci in modo preventivo.

Addirittura le deiezioni degli animali diventano un problema per il loro smaltimento perchè inquinano.

Ciò che per un agricoltore dovrebbe essere una ricchezza diventa un problema!

- Chiaramente voglio sottolineare che queste modalità di coltivazione e di allevamento, in agricoltura biologica, sono PROIBITE.

Gli animali devono avere spazi adeguati, all'aperto e sopratutto il numero di capi deve essere proporzionato alla superficie aziendale. -

Parlando di ambiente, cercando di diffondere il rispetto per l'ambiente, l'agricoltura biologica ci permette di comprendere questi paradossi perchè tende a considerare tutte le connessioni tra le piante, gli animali e l'agricoltore, ricercando quell'equilibrio, quel rapporto di scambio, di dipendenza reciproca nel ciclo della vita.

Anche una modesta conoscenza del suolo, considerato come elemento vitale, VIVO,

ci aiuta nella comprensione e perciò nel rispetto dell'ambiente.

Concetti come EROSIONE, CAPACITA' di RITENZIONE IDRICA o ancora : SOSTANZA ORGANICA, (che è una delle unità di misura della desertificazione), con l'orto biologico li possiamo spiegare insegnandoli con la pratica.

Altro obiettivo è quello di parlare di cibo.

Dobbiamo considerare che la richiesta di cibo coltivato biologicamente sta aumentando, anche in questo periodo di crisi in cui tutti i consumi hanno subìto un forte calo. Si sta diffondendo sempre di più la consapevolezza che i prodotti biologici sono più sani, più buoni, più nutrienti, più sicuri.

Che c'è differenza tra il CIBO biologico e locale e la MERCE prodotta dall'agricoltura industriale.

Se il cibo è uno dei meriti per cui noi italiani siamo apprezzati nel mondo, con l'orto biologico noi insegniamo a produrre il cibo MIGLIORE !!

Certo nella nostra esperienza, a Pergola, siamo facilitati dalle condizioni strutturali del villaggio scolastico. L'appezzamento è grande e ci permette una rotazione colturale molto ampia, (abbiamo anche un campo coltivato a fieno).

Le classi sono vicine al terreno e anche a pochi passi dalla mensa in cui i ragazzi possono degustare i loro prodotti biologici e dove raccolgono i rifiuti (la frazione umida) per il compost.

Questo ci aiuta nel desiderio di portare la conoscenza di quel meraviglioso CICLO ENERGETICO che va dal suolo al seme, al fiore, al frutto, al cibo, ai rifiuti, alla decomposizione e via daccapo.

Un cibo si può definire biologico quando è ottenuto coltivandolo in conformità alle norme previste dai regolamenti comunitari appositi e controllato da specifici organismi di controllo.

Solo dopo un periodo di almeno due anni di coltivazione controllata (il periodo di conversione) possiamo chiamare il nostro prodotto “biologico”

L'organismo di controllo certifica il metodo di coltivazione, con delle visite in azienda e la verifica della gestione dei registri.

Capisco bene che questo può apparire difficile, impegnativo nella pratica e complicato nella teoria, è anche oneroso perchè l'ente di certificazione va retribuito.

D'altronde, a mio parere, non è tanto importante CHIAMARE un prodotto “biologico” quanto COLTIVARLO con questo metodo.

A noi, a Pergola, sembra importante anche chiamarlo “biologico”.

Dobbiamo dire che l'organismo di controllo a cui facciamo riferimento (IMC che ha sede qui a Senigallia) ci concede la certificazione in modo gratuito e ci viene anche incontro nello svolgimento delle pratiche.

Ci sembra importante anche perchè la cooperativa scolastica vende la polenta autoprodotta e così abbiamo ottenuto la certificazione sulla trasformazione con etichetta a norma europea.

Questo ci sembra anche molto qualificante !!

Devo dire che le insegnanti referenti del progetto hanno appreso le dinamiche di certificazione e la stanno conducendo in modo praticamente autonomo.

Devo fare un'importante considerazione riflettendo sull'intenzione di divulgare la pratica di produzione di cibo biologico:

!!!!Questo tipo di produzione si ripromette di sfamare il MONDO, non produce cibo per Elite, per gruppi sociali più abbienti.

Dobbiamo osservare le cose da un punto di vista più globale; a questo proposito vi leggo alcune parti del rapporto della FAO (Food and Agricolture Organization – organizzazione delle Nazioni Unite) sulla conferenza internazionale: “AGRICOLTURA ORGANICA E SICUREZZA ALIMENTARE”(il termine anglosassone “organico” sta per “biologico”):

Gli elementi di maggior forza dell'agricoltura organica sono la sua indipendenza dai combustibili fossili ed il suo fare affidamento su mezzi di produzione disponibili localmente”.

E poi:

Gestendo la biodiversità nel tempo (rotazione delle colture) e nello spazio (sistema delle colture miste) gli agricoltori biologici usano il proprio lavoro ed i loro servizi ambientali per INTENSIFICARE la produzione in modo sostenibile.

L'agricoltura organica inoltre rompe il circolo vizioso dell'indebitamento a cui sono costretti i piccoli agricoltori per acquistare i mezzi di produzione agricoli che ha causato un allarmante numero di suicidi”.

Ancora:

Questi modelli indicano che l'agricoltura organica ha il POTENZIALE di assicurare

cibo a tutta la popolazione mondiale, come l'agricoltura tradizionale fa oggi, solo con un minore impatto ambientale”.

Ancora un'altra cosa sul cibo: Per noi, a Pergola, coltivare in modo BIOLOGICO vuol dire piantare la “Fava di Fratterosa”, la “Cipolla di Suasa”, il “Fagiolo Monachello”, il “Granturco Quarantino”, cioè mantenere e riprodurre la biodiversità locale e questa attività PRATICA agevola molto quando si intende comunicare la connessione tra cibo e tradizioni, tra cibo e culture, tra cibo e storia locale.

Mi sembra anche importantissimo mettere in risalto un'altra opportunità concessa

dalla coltivazione con metodo biologico, un'opportunità di carattere etico, morale:

L'agricoltore biologico CURA di più il suo terreno, tende a considerare la salute del suolo, delle piante, degli animali e dell'uomo come una cosa sola.

Con il suo maggiore impegno, maggiore lavoro, dimostra un maggiore interesse per il prossimo, dimostra l'intenzione di restituire dignità al lavoro manuale.

Abbiamo talmente svilito il lavoro manuale che sembra abbiamo come unica ambizione quella di “EVITARLO” …..il lavoro.

L'agricoltore biologico rivaluta i propri prodotti e così rivaluta il proprio lavoro.

Curando di più la terra tende a dare più valore all' ORDINE dei cicli vitali che alla mera efficienza produttiva.

La cura della terra è una responsabilità dell'umanità !

Oggi i coltivatori biologici sono tra le parti più attive nel processo di formazione di nuove economie locali.

Attraverso la fiducia diretta tra produttore e consumatore, rapporto che troviamo nei Gruppi di Acquisto Solidale, si consolida una nuova economia etica che ha proprio come base un riavvicinamento dell'uomo con il proprio cibo:

con la STAGIONALITA' dei prodotti, (pensate solo che in Agricoltura Biologica le serre riscaldate non sono permesse),

con la loro CONSERVAZIONE, (la maggioranza delle persone non sa più che certi prodotti si mantengono per mesi senza bisogno di frigoriferi, ad esempio in azienda dobbiamo fare trecce di aglio sempre più piccole perchè non ci sono più i vecchi che ne acquistavano a fine estate per usarlo tutto l'inverno. La domanda più frequente che mi è posta dai clienti è : “ma si mantiene?” ….da decenni siamo abituati a comprare aglio nel supermercato, dopo che è stato mantenuto nelle grandi celle frigorifere.)

Con la DIVERSIFICAZIONE dei gusti, (quando il rapporto tra il produttore ed il consumatore è diretto i criteri di selezione dei prodotti tendono a far risaltare le qualità organolettiche, il gusto. Ecco perchè è importante per gli agricoltori biologici recuperare e riprodurre autonomamente le proprie varietà; dal mondo del biologico nascono i Seed Savers, i salvatori di semi, i conservatori di antiche varietà, le banche del seme.

Una nuova economia etica si sviluppa dall'attività pratica di ogni singolo individuo, rivedendo il proprio consumo, adottando stili di vita semplici, evitando il lusso inutile. In questa nuova idea vedo le stesse radici culturali che hanno portato all'affermazione dell'agricoltura biologica parecchi anni fa, quando non avevamo ancora leggi che ci tutelavano ed eravamo considerati degli “idealisti senza speranza”

Quando guardo i miei campi o penso all'attività della cooperativa a cui appartengo (“La Terra e il Cielo”) mi rendo conto che quel idealismo ha prodotto terreni più fertili, cibi più sani e buoni ed un nuovo approccio al lavoro.

Fatti concreti che lasceremo con orgoglio ai nostri figli.

L'agricoltura biologica si prende cura anche del territorio, nel senso della bellezza dell'ambiente, piantando le siepi e diversificando le colture, accudendo i boschi.

In generale considera un rapporto più profondo con la natura, più cosciente di tutto il creato.

Insomma, coltivando in modo biologico diventiamo cittadini più consapevoli !

Adesso mi viene spontaneo ribaltare la domanda: “Come può un orto a scuola …..NON essere biologico” ?

Ciarimboli Paolo

Letto 2838 volte Ultima modifica il Domenica, 31 Agosto 2014 07:23